Scienze della Comunicazione: essere o non essere?

Sulla polemica innescata dal Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella  Gelmini circa l'inutilità dei percorsi universitari di Scienze della Comunicazione si ha una eco diffusa.  Trovo interessante il messaggio inviato in tempi non sospetti (5 gennaio 2011) dal Prof. Mario Morcellini della Sapienza di Roma che con vaticinante lucidità sembra anticipare le considerazioni del Ministro.  Se ne riporta uno stralcio: "Come scienziati sociali ci siamo fatti  sorprendere dalla rapidità  del  declino  economico e dalla  vistosità  della recessione culturale (senza arrivare peraltro ai livelli di  incomprensione di chi, potendo contare su dati di prima mano  non è riuscito ad anticipare l’analisi previsionale e l’allarme). Proprio la drastica   riduzione   delle risorse nel presente e nelle prospettive di  breve termine  ci obbliga a selezionare meglio  obiettivi e priorità di una comunità scientifica e  didattica, immaginare   forme efficaci di controllo dei processi, ma soprattutto difendere i valori intangibili e “virtù iscritti nell’ethos dell’Università (conservare ed estendere il sapere, trasmettendolo alle  generazioni), in un contesto di chiara  contrapposizione  al clima culturale dominante, alla sciatta retorica sull’inutilità degli studi e all’attacco sulla dubbia attualità ed efficacia delle Scienze Sociali e Comunicative.
Ripartiamo da qui. Le sole riforme che  cambiano le strutture sono quelle che valorizzano le aree di vitalità e di efficienza ed attaccano criticità e ripiegamenti  sull’utile e sull’individualismo. Avverto il rischio di un tono predicatorio, ma ancor più il vincolo di dire a tutti che dobbiamo provarci. Possiamo metterci alla prova nella capacità di   infrastrutturare  meglio i  valori  in cui crediamo.  Ma già provarci  è un contributo al benessere spirituale delle istituzionali cognitive e no profit.  Se questo benessere collettivo aumenta,  può  diventare la  sorgente   che arricchisce la  forza di ognuno di noi:  docenti,  personale, ricercatori e collaboratori  in spe,  laureati e  studenti.
Chiudo questa lunga lettera recuperando “il finale” dell’intervento di una nostra studentessa alla recentissima assemblea indetta dai ricercatori di via Salaria, che a sua volta cita  Barak Obama: “proprio passaggi  difficili come questi  (rappresentano……) il  momento giusto per investire sulla cultura e sulla formazione”, per poi chiudere l’intervento  sottolineando con forza tre parole chiave: impegno, studio e ricerca. Se abbiamo studenti che hanno il coraggio civile di richiamare questi  tre sostantivi così vitali e definitori della nostra deontologia, mi  resta da dire che non possiamo essere da meno. E insieme,  la speranza non è una risorsa retorica." Essere o non essere questo è il dilemma.

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