Creatività e crowdsourcing: rivoluzione o fregatura

E' un po' che sulla rete, nelle stanzette delle agenzie o nelle casette dei freelance si agita un domanda: il  crowdsourcing fa bene alle agenzie e ai professionisti della pubblicità o no? Nel nostro caso, per chi non lo sapesse, credo ormai pochi, visti i numeri di aderenti alle community, si tratta di quel processo con cui, una azienda, attraverso una piattaforma internet, lancia un concorso di idee per selezionare una soluzione creativa. Se sia bene o male dipende dai punti di vista. Qui, nel mondo Prime ACD&M, ci stiamo ponendo la questione a cui sinceramente non abbiamo trovato una risposta ma qualche fonte di ispirazione. Nel giorno in cui l'ADCI, l'Art Directors Club Italia si prepara a darsi un nuovo Presidente (auguri ai candidati ) mi piace segnalare questo book, "Masse Creative" disponibile gratuitamente in rete, scritto con intelligenza ed equilibrio da Stefano Torregrossa, un Graphic Designer freelance di Verona, che esplora il fenomeno con essenziale chiarezza. Non intendo commentarlo in questa sede perchè lo sto ancora metabolizzando ma ritengo utile aprire anche a voi la riflessione in quanto questo passaggio rappresenta a mio avviso un importante punto di svolta della nostra professione. 

Commenti

OniceDesign ha detto…
Ciao Giuseppe,
ti ringrazio moltissimo per la citazione. Sarò lieto di leggere i tuoi commenti in proposito (al libro, ma soprattutto al fenomeno del crowdsourcing in sé).
A presto,
ST
Guido Ferraguti ha detto…
Sarebbe interessante fare un confronto con chi invece è di parere esattamente contrario, come, ad esempio, un'agenzia tutta italiana ai vertici del successo malgrado i tempi, che da un lato utilizza una "folla" di agenzie collegate quando ha bisogno di risolvere problemi complessi, ma dall'altro incrementa la propria struttura "fisica" con sempre nuove risorse "interne" per dare servizi concreti ai propri clienti. Ciao, Guido Ferraguti