Elogio del silenzio, ricordando Watzlawick

Troppo rumore di fondo, sovrabbondanza di messaggi, overflow informativo. Dedico questa riflessione al silenzio, atto comunicativo, a mio avviso, rivoluzionario, che rispetta uno degli assiomi di Watzalwick "L'impossibilità di non-comunicare". La riflessione introdotta nel 1967 dal Mental Research Institute di Palo Alto ha oggi una valenza fondamentale se riferita, appunto alla sovrabbondanza di messaggi generati dall'avvento delle multiformi dimensioni dei media, di massa e personali.
La comunicazione è un processo comportamentale fortemente connesso alla dimensione del tempo. Esiste un tempo per pensare, ascoltare, parlare. Oggi il tempo in cui questi processi si svolgono è sempre più affollato soprattutto nella sfera relazionale. Ecco che entra in gioco un'altro assioma: ogni comunicazione ha una componente di Contenuto e una di Relazione. La prepotente esplosione dei media personali, del social networking ha sicuramente amplificato la dimensione relazionale, danneggiando però a mio avviso, il livello qualitativo del processo sul piano del contenuto. La ragione, ritengo sia da addebitare alla "iper-frammentazione" dei contenuti degli scambi. Alla compressione in 160 o 140 caratteri di un Twit o un SMS, alla non persistenza dei flussi comunicativi delle bacheche dei social network in cui la riscostruzione del discorso trasforma la punteggiatura dei contenuti. Questi sono frammentanti in microsezioni di discorsi multiformi in cui la focalizzazione si disperde nel moltiplicarsi degli stimoli. Il tema della sovrabbondanza è stato regolamentato nel mondo della pubblicità commerciale da una cosiddetta "soglia di affollamento", definita per evitare che il ricevente del messaggio avesse una prevalenza di messaggi commerciali e gli investitori che emettevano il messaggio fossero danneggiati da un eccesso di comuncazione che, nelle analisi dei ricercatori, segnalavano un abbassamento della soglia del ricordo.Il ricordo, la persistenza, la capacità di trasformare il messaggio in contenuto rilevante per il ricevente. Non c'è un attimo di silenzio. Ecco perchè ritengo che per restituire umanità e qualità alla comunicazione sia da reintrodurre un atto comunicativo come il silenzio, fondamentale momento, necessario alla sedimentazione, soprattutto off line, per restituire al contenuto la rilevanza necessaria a far crescere il piano della conoscenza e della qualità. Ovviamente questo significa imparare a gestire i media e questo potrebbe essere un programma di sviluppo delle nuove generazioni    , spesso incapaci di creare contenuti organici, se non in forma frammentata propria dei codici imposti dai nuovi media. Riordinare le idee ha bisogno di silenzi. E'  la nuova sfida della generazione dei comunicatori nell'era del personal media e del narrow-cast.

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