Concordia Costa e l'Italia di seconda classe.

Le immagini della nave da crociera Concordia della Costa, accasciata su un fianco sui bassi fondali dell'Isola del Giglio, invadono le case degli italiani avvicendandosi con i servizi sul preannunciato declassamento finanziario di Standards & Poor dell'Italia a rango di  paesi come la Colombia o il Perù. Emblematica metafora del rischio paese, in navigazione tra secche e scogli della politica, della finanza, dello sviluppo e delle corporazioni. Da passeggeri di prima classe del mondo, ci ritroviamo stamattina a guardare gli occhi dei naufraghi avvolti da una coperta, sui moli, che sognando una crociera da sogno si trovano a condividere l'iconografia degli scafisti di Lampedusa. I media, complici del destino, diventano i contenitori inconsapevoli, freddi ripetitori del ritmo del quotidiano sabato di una Italia che si sveglia in seconda classe, attonita spettatrice degli squarci provocati dagli scogli sull'apparentemente invulnerabile scafo d'acciaio. Il paese scopre che tutte le garanzie, le luci, le strutture sono vulnerabili. Solo una rotta sbagliata può aver generato il disastro. Se per la nave da crociera si accerteranno le dinamiche e le reponsabilità, quelle del declassamento sono scritte nero su bianco, nelle fredde relazioni delle agenzie di rating. Era stato annunciato e come promesso ecco che arriva puntuale il declassamento del rating Standards & Poor dell'Italia da A2 a BBB. Tutti i commentatori si sono soffermati sul fatto che i mercati avessero scontato questo annuncio e che in fondo i veri problemi li ha l'Europa. La nostra riflessione si spinge un po' più avanti e si sofferma sul fatto che questo tema del Rating riguarda anche gli enti locali e le regioni italiane, le provincie, i comuni, le aziende municipalizzate. Gli scogli sommersi, le secche mappate ma invisibili da un osservatore superficiale. Forse non è così noto che a una modifica del "voto" dato alla nazione, tale valutazione si riverbera a cascata sugli altri organismi pubblici che usano la leva obbligazionaria per far quadrare i conti. Dal momento che negli scorsi anni buona parte delle competenze gestionali della cosa pubblica sono stati trasferiti agli enti locali, secondo la logica federalista, ci siamo domandati quale fosse lo stato della nostra valutazione a livello locale. Se oggi la presunta affidabilità dell'Italia è pari a quella della Colombia, del Perù o della Russia, cosa succede quando l'affidabilità di una regione del Bel Paese è addirittura inferiore. Se lo spread tra il Bund e i BTP viaggia intorno a 500 punti, quale sarà lo spread tra una obbligazione della Baviera e una obbligazione del Comune di Napoli che prima di questo declassamento aveva nell'ottobre scorso un rating, ssempre S&P pari a Baa3, (pensate che Cipro ha un rating di BB+). Forse non interessa a nessuno martellarsi ulteriormente i maroni su queste noiose comparazioni ma è importante riflettere su questo. Se per il rischio di default, il paese ha dovuto ricorrere a manovre democraticamente estreme sul piano nazionale non è il caso di vedere cosa succede sui territori per valutare lo stato di collasso. Non sarà utile al consenso ma sicuramente alla vita di tante famiglie che pensano di essere in una crociera di prima classe mente i loro amministratori pilotano la nave verso non si sa quali fondali.  Per ora non c'è da preoccuparsi il manuale di sopravvivenza è pronto ad essere distribuito.Tra poco i naufraghi dell'Isola dei Famosi torneranno sul piccolo schermo.

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