Cronaca di una rivoluzione annunciata - Capitolo 1

Non c'ero quando Luigi XVI fu deposto nell'agosto del 1792 da una borghesia che non accettava più le vessazioni di una economia dilapidatoria e vessatoria. Ma ci sono oggi, spettatore e parte di una rivoluzione che sembra scuotere dalle fondamenta il vecchio mondo della rappresentanza politica italiana. Ogni rivoluzione ha in se' un punto di non ritorno. L'incapacità di cogliere il cambiamento è ciò che determina la caduta dei regnanti, l'ottusità presuntuosa delle aristocrazie dominanti, la ritualità delle liturgie dello scambio, l'idiota senso di  superiorità delle elite (presunte), in asimmetrica convivenza con poteri economici, mediatici, e regolatori, narcotizzati nel proprio modello di riferimento.
La particolarità di quello che sta succedendo in Italia è il progressivo sgretolamento proprio di questi modelli sotto i colpi di una realtà palese ma inconfessabile. Le persone di questa comunità non vogliono più accettare questo modello di sottosviluppo in quanto oltre ogni aspettativa i sistemi di garanzia sono completamente saltati in nome di una globalizzazione eurodiretta condita da tutti i vizi del clientelismo, del consenso elettorale dell'inciucio fatto istituzione, del paraculismo economico. Questo è il paradigma della rivoluzione pentastellata e della sua onda crescente. Non una rivoluzione anti politica o cialtronesca di quattro analfabeti. Una rivoluzione borghese.
Quello che le classi dirigenti di oggi non riescono a capire e tradurre in concreto atto consiste nel non essere in grado di progettare il futuro, oltre l'attuale guerra economica e di rimanere ancorate su tre istanze di base: 
1. La cosa pubblica è gestita politicamente attraverso i patteggiamenti di consenso attraverso lo scambio voto-lavoro. La Pubblica Amministrazione ipertrofica non può più assumere. Mancano i soldi.
2. L'interesse privato prevale su quello pubblico mascherato da interesse pubblico di pochi, apparentemente di tutti. Esiste anche un paese reale che esige oggi onestà e disinteresse nella gestione della cosa pubblica.
3. L'abbracio mortale tra politica e finanza.
Gli stessi ingredienti hanno alimentato il collasso della grandeur di Luigi XVI. Almeno qui abbiamo la democrazia e il diritto di voto e le rivoluzioni si possono fare esercitandolo. 
PS. Comunque a Parigi, anche se sono democratici come noi,  in questi giorni non scherzano.

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